Appunti per una canzone da riscrivere
“Avevano parlato a lungo di cassa d’integrazione e di mobilità, e avevano toccato il fondo della loro precarietà….”.
Così comincia Compagni di viaggio ai tempi della crisi.
Intercettiamo e volentieri pubblichiamo
Gentile Direttore,
vorrei approfittare dello spazio concessami sul suo sito per rivolgermi al Vice Sindaco di Brescia, sig. Fabio Rolfi.
Innanzitutto mi sia consentito di ringraziarlo per il bel lavoro che sta compiendo insieme alla Giunta. L’ultimo esempio, in ordine di tempo ma non certo d’importanza, è lo sgombero finale degli zingari da quella che dovrebbe essere casa nostra. Finalmente qualcuno che non le manda né a dire né a fare, ma fa e dice. E’ da Amministratori così che noi semplici cittadini prendiamo conforto, ispirazione e serenità per la conduzione delle nostre vite.
Ho letto stamattina sul “Giornale di Brescia” che in città la Polizia ha a disposizione 130 telecamere. Se sommiamo a queste quelle private, Brescia è sorvegliata da 350 telecamere. Alcuni stupidi, mi perdoni il termine ma quando ci vuole, ci vuole, sostengono che questo sistema sia inutile. Sono proprio stupidi o, peggio ancora, in malafede. Non vedono, o fanno finta di non vedere, che sul giornale c’è scritto che questo sistema ha già permesso di arrestare un bel po’ di spacciatori!
Questi stupidi, che non fanno niente tutto il giorno a parte rompere le scatole (mi scusi ancora per l’espressione, ma sono molto arrabbiato), sostengono che ci sia il rischio del Grande Fratello. Ma come si fa a pensare che si possa diventare famosi venendo ripresi per strada? C’hanno proprio le pannocchie nella testa.
Un altro di questi, mi disturbano sempre mentre leggo il giornale al bar, mi ha citato una frase di un elettricista americano o qualcosa del genere, farfugliava di non rinunciare alla libertà per la sicurezza. Sì, la libertà di farsi derubare, gli ho risposto io.
Ma lasciamo perdere, come si dice, “non ti curar di loro ma guarda e passa”.
Il vero motivo per cui ho deciso di scrivere è stata questa riflessione del Vice Sindaco: “Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere da apparecchiature utilissime per la sicurezza e regolate in modo preciso”.
A questo punto, come si suole dire, mi si è accesa una bella lampadina in testa: perché non intercettiamo tutte le telefonate? Magari con un bel software che riconosce certe parole! Certo che costerà, ma così becchiamo tutti i criminali! E se i soliti stupidi avranno qualcosa da dire, pazienza, gli risponderemo che chi non ha nulla da nascondere, nulla deve temere.
Certo di avere fatto il mio dovere di semplice cittadino nei confronti della comunità, porgo distinti saluti,
uno qualunque
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iFriend
No, davvero. Frena un secondo. Fammi capire. Ma perchè mi sto disperando a cercare un fiore a Venezia in piena notte?
Ok, allora, sono a Venezia perchè abito a Mestre e quindi capita che una serata la si vada ad ammazzare a Venezia. Fin qui tutto normale. Il fatto che i giro non si vedono flash giapponesi o baffi tedeschi, ma nemmeno si sentono bestemmie venete, mi convince che la festa del Walter sia stata una bella festa. Di quelle che finiscono direttamente dal fornaio a fare colazione.
E visto che non mi ricordo gran che della festa immagino che le caramelle del Gion hanno fatto effetto.
Ok più o meno ci sono. Io sono David, sono a Venezia, gli spazzini escono dalla stazione e iniziano a pulire il piazzale. E Gion, qui con me, esce dalla siepe salutando dio e sputando piccoli mozziconi di vomito giallo.
Quello che vorrei capire è perchè sto cercando a tutti i costi un fiore. Avete mai provato a far crescere un fiore sull’acqua? Non una ninfea, un fiore vero, una viola del pensiero, o magari un girasole. Bhe ve lo dico io, non viene su un cazzo. Ovvio. E questo spiega, in parte perchè sia così difficile trovare un semplice fiore a Venezia.
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Aspettando l’alba
Di colpo mi hai svegliato mi son girato(ed) ho sbuffato Ho aspettato ed ho visto l’alba – foschieviola
Sono quei momenti in cui ti giri, e finalmente vedi l’alba. E pensare che fino a un attimo prima mai avresti pensato di girarti. E’ un soffio sui pensieri. – Woland
mi colpisce la hubris di quel verso, “ed ho sbuffato”. Non colpisce anche te ? – nastja
non capisco perché hai messo fra parentesi la congiunzione “ed”. mi piacerebbe saperlo, perché mi sembra importante. non è importante? – Cratete
dicono che dormire in letti separati aiuti, in questi casi – thomas morton
Ma stai ironizzando? La magia dell’alba che supera quella della donna non abbastanza amata? Cosa ci vuole a capirlo? Ti arriva dritto al… cioè, è bellissimo. – Woland
Mi sto immedesimando nella donna. Bri vi di. – Cozla.
che tra l’altro, se non ricordo male, i manuali di lingua mi sostengono che la d eufonica vada usata _solo_ negli incontri tra vocali uguali (ad avere, ed essere) e nelle forme consolidate (ad esempio). ok, era per essere rompipalle as usually. – clockwise
(Continua a leggere "Aspettando l’alba")
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[LVVRL#4]
(Questa è la quarta punta de “La verità vi renderà liberi”. Non è un romanzo che non sto scrivendo.)
Non so ben dire come cominciò. I grandi avvenimenti hanno bisogno di momenti cinematografici per potersi imprimere nella mente degli uomini. Presa della Bastiglia, sbarco dei Mille, assalto al Palazzo d’Inverno. Mentre stavo facendo colazione, il succo d’arancia è sparito dal bicchiere.
Era il sei agosto duemilatredici: nove mesi dopo non furono più disponibili date di nascita per esseri umani. La specie va a estinguersi, i bambini lo sono già. Noi marciamo.
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Anobii Vintage
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(¹) Ho appena iniziato a leggere un romanzo che non comincia.
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Del perché la coppa non è un ingrediente valido per la pizza
E poi tu mi hai rubato il biscotto e l’hai inzuppato nel cappuccino. Ci siamo messi a ridere e tutto era arancio e smussato e morbido.
E poi le nostre serate erano zuppe di parole che avevano come consonanti elle e emme e qualche volta effe.
E poi ti ho detto che mi fai scordare di pregare gli angeli, che poi gli angeli si scordano di pregare per noi. E poi tu non mi hai detto niente, zuppa com’eri di idee ordinarie da riempirci un mensile parrocchiale.
E poi io giocavo con la macchina in riserva e il telefono spento, e poi tu ti saresti sposata a ventott’anni con un professionista laureato.
E poi ci siamo detti una cosa definitivamente anni novanta, del genere “se salti tu, salto anch’io”.
E poi non abbiamo saltato.
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Avevo un gatto
Avevo un gatto
L’ho messo in un sacco
Così ho potuto dire
Di avere un gatto




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