Perché leggo
Ci sono delle parole il cui utilizzo mi sento precluso: gioia è una di queste. Sa di costrizione in Cristo e per Cristo, di oratorio, di mattine e pomeriggi da passare insieme in un tal posto, per me, che stavo benissimo da solo.
Eppure non so chiamare altrimenti il sentimento che, ad esempio, ho provato nel leggere ultimamente la Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni, e prima Leonardo Sciascia e Montaigne e non mi ricordo più quanti altri; quel sentimento per cui trovi cose in comune e, soprattutto, da imitare in uomini d’altra parte così lontani, nel tempo e nello spazio. Cose come la mitezza, la prudenza, la ragionevolezza, il senso di giustizia. E non so come dire l’effetto indotto che scaturisce dalla speranza che anche ora e domani, da qualche parte, esistono ed esisteranno persone così.
Per ora lasciatemi riappropriare della parola gioia.
I need the darkness, someone please cut the lights
Ci sono cose che uno mai crederebbe di dover fare in una vita. Cose come noleggiare una limousine. O scrivere tre righe in difesa di un banchiere, neoliberista, emanazione del sistema, difensore dello stesso.
Eppure eccomi qui. E per quello che vale, voglio parlare bene del professor Monti.
Inannzi tutto si sappia che quanto dirò non ha nulla di nuovo rispetto ad alcuni libri apparsi di recente, in particolare il bellissimo Shock Economy della Klein. Ma anche un qualsiasi volume di Stigliz.
La tesi è semplice e la espongo in poche righe: nessuno può generare o iniziare una crisi, nessuno è tanto potente o tanto cinico da cominciare, purtroppo però molti sono in grado e hanno sufficiente pelo sullo stomaco, da riuscire ad amplificarne la portata, da aumentarne la durata e, non meno importante, da pilotarne la percezione.
Pensiamo ad una che in Italia ricordiamo ancora bene: il terremoto de L’Aquila.
Chiaramente nessuno poteva ordinarlo. Eppure si sarebbe potuto prevedere. Avrebbero potuto evacuare le popolazioni. Ridurre al minimo il numero delle vittime. Invece quello che fecero fu nulla. Semplicemente aspettare e sperare. Sperare che accadesse. Come demoni che pregano per una carestia, come streghe beffarde che invocano una pestilenza. Aspettarono.
Non riuscirono nemmeno a trattenere le risate convulse di gioia. La risata liberatoria di chi ha dovuto trattenersi per troppo tempo. La risata schifosa e beffarda del serpente dopo che Adamo morde la mela.
Risero di noi, dei nostri morti, di quello che avrebbero potuto farci passare da quel momento. Perchè sapevano che solo la paura avrebbe potuto rimetterci in riga, fare di noi i loro fedeli sudditi. Di nuovo.
Ed eccola qui, tutta la strategia macroeconomica degli ultimi 30 anni e più, esemplificata in una risata.
Prima lo choc, e poi, cavalcando la paura, la nostra paura, più indotta che reale, costringerci ad ingoiare tutto quanto sarebbe accaduto.
Torniamo ai giorni nostri ora. Pensiamo agli ultimi annunci sui giornali. Pensiamo a chi urla alla fine dell’euro o dell’Europa tutta.
Quello che i padroni dell’economia vogliono è tenerci spaventati , sotto controllo. Nasce occupy wall street? Loro abbassano il rating della Grecia. Si forma dopo anni il governo del Belgio? Loro mettono sotto osservazione l’intera area Euro.
E così via. Dopo una piccola speranza, una più grande paura. Noi spaventati e disorientati, siamo pronti ad ingoiare tutto. Riforma delle pensioni. Nuove tasse. Liberalizzazioni. Privatizzazioni.
Ci siamo dunque, ecco Monti. Uomo del sistema, punto di forza del neoliberismo.
Perchè dunque difendere una tale situazione, e questa persona? Ben sapendo che adesso tutto quello che cercheranno di fare è aggiustare i conti, sistemare i numeri, a scapito delle persone, delle (nostre) vite.
Supponiamo che il mio obiettivo sia raggiungere un socialismo reale di tipo nordico (Danimarca per intenderci), per poterlo realizzare la prima cosa che serve è una base solida, una grande coscienza di cosa è lo Stato, di quale beneficio comporta il pagare le tasse, di quale grande conquista è il fatto di avere dei sindacati uniti, di quale enorme inguistizia è l’accumulo di ricchezze. In poche parole la negazione punto per punto di quello che era il piano di rinascita della P2, attuato da Berlusconi negli ultimi anni.
Ecco allora la necessità di un nuovo medioevo prima del rinascimento. Di un nuovo periodo di difficoltà reali e uniformemente distribuite prima del nuovo avvenire.
La riscoperta libertà acquisita, la liberazione dal satrapo dittatorucolo, è sufficiente a riequilibrare tutti questi sacrifici? Non ho prove certe per poterlo dire ma credo di si.
La libertà ci consente di scendere in piazza sapendo che dall’altra parte c’è qualcuno disposto ad ascoltarci. La libertà ci permette di avere informazione di qualità, di discutere degli argomenti e non degli argomentatori, di avere una diversa religione o anche nessuna.
Libertà di essere. Finalmente, essere.
Ecco, non so voi, ma io, tutto questo, lo voglio.
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Affinché l’assalto sia comune
Nel file audio che trovate facendo clic qua sotto, ci sta la presentazione della versione 3.0 di Assalto a un tempo devastato e vile. I due oratori sono Alessandro Bertante e Giuseppe Genna, autore del libro. La registrazione risale all’aprile del 2010. Se non volete ascoltarla, non ascoltatela. Io, invece, ve la consiglio.
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Antologia minima della nuova musica italiana
Su richiesta di un marziano: due cd, dodici artisti, tre canzoni per ognuno.
Ecco:
Vol. 1
- Il liberismo ha i giorni contati – Baustelle
- La guerra è finita – Baustelle
- Le rane – Baustelle
- Sensibile – Offlaga Disco Pax
- Cinnamon – Offlaga Disco Pax
- Roberspierre – Offlaga Disco Pax
- Nei garage a Milano Nord – Le luci della centrale elettrica
- Piromani – Le luci della centrale elettrica
- Per combattere l’acne – Le luci della centrale elettrica
- Gli anni dell’università – Non voglio che Clara
- Le guerre – Non voglio che Clara
- Porno – Non voglio che Clara
- I pariolini di 18 anni – I cani
- H I P S T E R I A – I cani
- Velleità – I cani
- Che lavoro fai – Bugo
- Amore mio infinito – Bugo
- C’è crisi – Bugo
(Continua a leggere "Antologia minima della nuova musica italiana")
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Un giorno
Ce ne siamo andati. Non abbiamo lasciato biglietti sulla porta o chiavi sotto il tappeto. La porta è rimasta aperta. Ce ne siamo andati in fretta e in furia abbiamo lasciato tutte le cose in disordine.
Ce ne siamo andati con la speranza di salvarci, come tutti. Come tutti, ora, ci troviamo bloccati dentro a una città che non è né carne né pesce. In coda c’è chi batte le mani sul volante, chi digita il proprio alito condensato sui finestrini, chi (io) riempie un taccuino di segni che nessuno domani intenderà.
È iniziato tutto con la sparizione del succo d’arancia. Non ci sono state ondate di panico, solo una pisciatina di stupore diffuso; come se tutti i ghiaccioli al tamarindo sapessero improvvisamente di cioccolato. Molti hanno pensato che se succedono eventi non spiegabili, soprannaturali, allora dio esiste, e si sono convertiti e pregano e piangono. Altri han detto che sono stati loro. Loro, comunque, tacciono.
Ce ne siamo andati senza cambiarci. Io indosso una tuta dell’adidas verde e nera. Chissà che faccia faranno gli altri (non loro) quando mi vedranno arrivare, chissà che faccia avranno.
Mi piacerebbe dormire, ma subito dopo il succo d’arancia è sparito il sonno. Potrei, invece di scrivere, alzare e abbassare il gomito: avrebbe lo stesso senso: nessuno; ma voglio mettere in ordine gli avvenimenti, cercare di capire. Non perché io sia fatto per questo, non lo so, è solo il modo migliore per far passare il tempo (per me).
Prima che il succo d’arancia sparisse, le cose erano complicate e tendevano a peggiorare. Probabilmente era il solo modo che avevano di andare avanti.
(Non scrivo più).
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L’uomo con la camicia
L’uomo con la camicia pensavo che avesse i coglioni e invece erano solo testicoli.
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A volte ritornano
La notizia buona è che siamo ancora vivi.
Quella cattiva è che siamo ancora vivi.
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Saluti dal teatro di Babilonia
Non voglio vedere cadere le bombe.
Non voglio sentire le vostre scuse schifose.
Non voglio starvi a sentire.
Non voglio sentirmi complice.
Non voglio sentirmi impotente, inutile, italiano.
Io sputo sulle vostre giustificazioni.
Io sputo sui mandati dell’onu, sugli ombrelli nato, sulle vostre coalizioni.
Io ripudio le vostre facce abbronzate.
Io ripudio le vostre puttane laccate.
Non starò a guardarvi stuprare giovani.
Non starò a guardare mentre rovinate futuri.
Non subirò la vostra influenza.
Non assorbirò le vostre idee.
Non odierò l’immigrato.
Non odierò il povero.
Non odierò i gay.
Non ammirerò i ricchi.
Non ingoierò i vostri sogni da pezzenti, gratta e perdi, ritenta sarai più fortunato.
Non sognerò mai di essere come voi.
Non chiederò un prestito, finanziamento, pagamento a rate.
Non compenserò i vuoti della vita adorando oggetti, lucidando automobili, baciando anelli.
Non starò ore a ripetere canti, litanie, preghiere.
Non mi siederò su panche di legno chiedendo al vento di cambiare le cose.
Non prenderò sul serio un librò schifoso, misogino, violento.
Io non sbavo sulle vostre troie ballerine.
Io amo le donne, madri, figlie, sorelle.
Io non smetto di credere nell’Uomo.
Io sarò semplice, sempliciotto, sincero, stupido, ignorante, sbagliato, innamorato, perdente, brutto, noioso, ansioso, convulso, agitato, scostante, inconcludente, antipatico, eccessivo, vero, vivo.
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Metodo Travaglio
E i sogni, i sogni,
i sogni vengono dal mare,
per tutti quelli
che han sempre scelto di sbagliare,
perché, perché vincere significa accettare,
se arrivo vuol dire che
a qualcuno può servire,
e questo, lo dovessi mai fare,
tu, questo, non me lo perdonare.
E figlia, figlia,
non voglio che tu sia felice,
ma sempre contro,
finché ti lasciano la voce.
Vorranno
la foto col sorriso deficente,
diranno:
“Non ti agitare, che non serve a niente”
e invece tu grida forte
la vita contro la morte.
(Roberto Vecchioni, Figlia)



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