Follie pop non periodiche
Appunti per una canzone da riscrivere
“Avevano parlato a lungo di cassa d’integrazione e di mobilità, e avevano toccato il fondo della loro precarietà….”.
Così comincia Compagni di viaggio ai tempi della crisi.
Bastardi senza gloria

La citazione come architrave della poetica e il prodotto della mescolanza di genere assurto a spirito del tempo. Bastardi senza gloria è tutto fuorchè estetica svuotata di significato. “C’era una volta, nella Francia occupata dai nazisti…” è autocelebrazione designata a suggellare un genere (pulp), “Il mio capolavoro”, così come C’era una volta il West segnava consapevolmente la massima espressione e il punto di non ritorno del cinema western.
La narrazione è divisa in capitoli (Kill Bill) e vede come tema fondamentale la vendetta di una sporca mezza dozzina di ebrei, bastardi senza gloria, spediti in Francia dal tenente Raine, un poco convincente Brad Pitt, per uccidere il maggior numero di nazisti.
Il conflitto tra le parti va oltre il ribaltamento pulp che identifica lo spettatore dalla parte del “cattivo” e viene anzi raccontato secondo l’ordinario punto di vista occidentale. Lo spettatore sta coi buoni, che però sono bastardi.
Il nazismo resta il nemico, il male assoluto da combattere ma allo stesso tempo questo viene dipinto nei toni caricaturali della figura di Hitler che richiama il Chaplin de Il grande dittatore. La natura perversa del cattivo non viene comunque drammatizzata, ostentata o estinta, il nemico è un bastardo, ma caratterizzata, così il personaggio meglio riuscito è il nazista Hans Landa (Christoph Waltz), espressione (post)moderna del cacciatore di taglie, più vicino a Sherlock Holmes che non a un bounty killer.
Bastardi senza gloria è anzitutto l’ultima grande narrazione western, dove i cavalli divengono motociclette, gli ebrei pellerossa, e la splendida Shosanna, ode alla femminilità francese, proiezione di Claudia Cardinale.
La storia comincia con un’elegante intreccio di C’era una volta il West e Il Buono, il Brutto e il Cattivo dalla quale prende vita un pastiche memorabile che si snoda tra citazioni di ogni genere, Quella sporca dozzina, Il grande silenzio, Il padrino, Fight Club, Cenerentola, tante altre. Non manca alcuno degli elementi essenziali dell’estetica pulp: la centralità del dialogo, più lungo e cerebrale del solito, la violenza ostentata, il feticismo, la morte e la capacità unica di consegnare alla storia scene topiche, come l’interrogatorio nel primo capitolo o la scena del rendevouz nello scantinato con tanto di stallo messicano risolto nel più violento dei modi, o ancora il dito infilato nella piaga di Bridget Von Hammersmark (Diane Kruger), attrice tedesca in combutta con gli inglesi.
Il finale è un’irraggiungibile esperienza visionaria di cinema-nel-cinema che risponde in accordo con Goebbels all’interrogativo mal posto, può la settima arte cambiare la storia?
Questo è il suo capolavoro.
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Il futuro sorride a quelli come noi
Come glossa al punto 9 del nostro Manifesto natatorio da giovane, volentieri divulghiamo il Manifesto del movimento neosensibilista.
Memori eterni dell’esatto momento in cui da Contempo vendevano la prima copia di Gennaio dei Diaframma fondiamo
IL MOVIMENTO NEOSENSIBILISTA
“Siamo stufi di Zagami, del materialismo interiore, del grande fratello…”
(Nick Hornby, il nostro profeta)Siamo perplessi ma oggettivamente consapevoli che c’è una voce che chiama, che i sentimenti profondi non sono che la nostra identità, che il nostro esistere vuol battere ancora e piu’ forte della voglia che abbiamo dentro di ricordare le delusioni di sempre…
Fondiamo il movimento perchè cerchiamo gloria per noi stessi e per le nostre paranoie eternamente adolescenti di uomini e donne adultissimi nella vita quotidiana e perfettamenteintegrati nel sistema (pur essendone alieni) e poi inetti sentimentalisti che rileggono la loro bibbia personale due volte all’anno (“alta fedeltà”).Noi ci adeguiamo al nostro testo sacro e al suo ineludibile richiamo alla foresta amazzonica interiore, alla nostalgia per il primo album dei Sound e di Jesus & Mary Chain, all’impossibile Altrove che sopravvive in un minuscolo paese in fondo al nostro cuore di tenebra.
Tenacemente decadenti e ottusamente romantici viviamo solo per affermare la nostra piccola coscienza di zelo, rivoluzionari della dolcezza e dell’espiazione anche se non è colpa nostra per gli spettacoli con fumi e raggi laser e se le punkine sono piene di gente che sta male.
Abbiamo segnali di vita nei cortili e nelle case all’imbrunire da difendere, un orgoglioso futuro dietro le spalle, parole all’ombra del cuore che ci fanno da ariete per sopravvivere in città perennemente ostili, le nostre città cosi’ inutilmente belle, le nostre città zitelle.
Abbiamo parlato sempre tanto, di noi, e sappiamo che il diluvio non ci porterà via mai del tutto, siamo maledetti nel tentativo di ridurci ad un silenzio assenso che non conosciamo e non daremo mai.
Sapete chi siamo, siamo quelli che entrano senza avere l’invito ma accompagnati dalla giustificazione del babbo con firma falsa, siamo i fari potenti che illuminano il prato dei lavori socialmente utili, siamo quelli che per un attimo ancora hanno il dubbio dei vincitori.
Noi tiferemo rivolta,
la rivolta del nostro irrinunciabile quattordici luglio,
la presa della bastiglia del nostro cuore bambino.
Abbiamo trovato questo manifesto sul sito dei Diaframma. Pare l’abbia scritto Max Collini.
Noi aderiamo.
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A me piace Dente, figuriamoci a voi

Avrei voluto scrivere un pezzo su Dente, nome d’arte di Giuseppe Peveri, nato a Fidenza nel 1976, eccetera.
Avrei voluto scrivere un pezzo su Dente. Un pezzo che parlasse del “ti prego torna, ti prego torna, ti prego torna, ti prego torna da dove sei venuta”, aperitivo di un pranzo mai compiuto in cui si sputa sulla tavola. Io che sputo l’amore, io che non sputo mai. Avrei volentieri parlato di una cena d’addio, in cui lui vomita amore, lui che non so ogni quanto vomiti.
Avrei voluto scrivere un pezzo su Dente, insomma. Rivelare cosa significa un nome con due “e”, togliendo due “s” al titolo di una canzone. Mi spiego: “Scanto di sirene” diventerebbe “Canto di Irene”, la presunta cieca e santa col nome, appunto, con due “e”.
Avrei voluto scrivere un pezzo su Dente, uno dei migliori in Italia a scrivere e cantare canzoni, ma punti a questo giunto, meglio di no. Brutta bestia l’invidia. Impossibile supportare e sopportare gli occhi a forma di cuore delle ragazze adoranti durante ogni suo concerto. Vagli a spiegare che l’amore non è bello.
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Detesto i lunedì
La mattina del 29 gennaio 1979, a San Diego, Brenda Ann Spencer imbracciò il fucile regalatole dal padre per Natale.
Da casa sua fece fuoco sul cortile della scuola elementare Cleveland, dall’altra parte della strada. Uccise due adulti, ferì otto bambini e un funzionario di polizia.
Brenda Ann Spencer aveva sedici anni e quando, sei ore dopo quel gesto, le chiesero perchè l’aveva fatto, rispose: “non mi piaccono i lunedì”.
Su questa storia, Bob Geldolf, quello del Live8, ci scrisse una canzone. Questa:
I don’t like Mondays
The silicon chip inside her head gets switched to overload, and nobody’s gonna go to school today, she’s going to make them stay at home, and daddy doesn’t understand it, he always said she was as good as gold, and he can see no reason, ‘cos there are no reasons. What reason do you need to be shown?
Tell me why, I don’t like Mondays, I want to shoot the whole day down.
The telex machine is kept so clean, as it types to a waiting world, and mother feels so shocked, father’s world is rocked, and their thoughts turn to their own little girl, sweet 16 ain’t that peachy keen, no, it ain’t so neat to admit defeat, they can see no reasons, ‘cos there are no reasons. What reason do you need to be shown?
Tell me why, I don’t like Mondays, I want to shoot the whole day down.
All the playings stopped in the playground now, she wants to play with her toys a while, and school’s out early and soon we’ll be learning, and the lesson today is how to die, and then the bullhorn crackles, and the captain crackles with the problems and the how’s and why’s, and he can see no reasons, ‘cos there are no reasons. What reason do you need to die?
Tell me why, I don’t like Mondays, I want to shoot the whole day down.
httpv://www.youtube.com/watch?v=zdA-2oXzk10&hl=it&fs=1
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Poca voglia di studiare
Chuck Palahniuk l’ascoltava ossessivamente, almeno un milione di volte, mentre scriveva “Soffocare”.
E’ una delle più belle canzoni di tutti i tempi, “Creep” dei Radiohead, e Thom Yorke, ovvero l’autore, cercando di spiegarla disse: “Ho notevoli problemi nell’essere un uomo gli anni 90…Ogni uomo con sensibilità o coscienza verso il sesso opposto avrebbe problemi simili. È un’ardua impresa affermare la propria mascolinità senza sembare il membro di un gruppo hard-rock… Questo si riflette sulla musica che scriviamo, che pur non essendo effeminata non risulta neanche brutalmente tracotante. È una delle cose che provo continuamente a fare: affermare un personaggio sensuale e provare disperatamente a negarlo”.
Già.
Creep
When you were here before, couldn’t look you in the eye, you’re just like an angel, your skin makes me cry, you float like a feather in a beautiful world, I wish I was special, you’re so fuckin’ special.
But I ‘m a creep, I ‘m a weirdo, what the hell am I doing here? I don’t belong here.
I don’t care if it hurts, I want to have control, I want a perfect body, I want a perfect soul, I want you to notice when I’m not around, you’re so fuckin’ special, I wish I was special.
But I’m a creep, I’m a weirdo, what the hell am I doing here? I don’t belong here.
She’s running out again, she’s running out, she run, run, run, run, run.
Whatever makes you happy, whatever you want, you’re so fucking special, I wish I was special.
But I’m a creep, I’m a weirdo, what the hell am I doing here? I don’t belong here, I don’t belong here.
Sfigato (ovvero la traduzione per quelli che, come me, non sanno l’inglese)
Quando tu eri qua un attimo fa, non riuscivo a guardarti negli occhi, sei come un angelo, la tua pelle mi fa piangere, fluttui come una piuma nel paese delle meraviglie, vorrei essere speciale, tu sei così fottutamente speciale.
Ma sono uno sfigato, sono fatto su male, cosa cazzo ci faccio qui? sono fuori luogo.
Non m’importa se fa male, voglio avere il controllo assoluto, voglio un corpo perfetto, voglio un’anima perfetta, voglio che tu noti quando non sono in giro, tu sei così fottutamente speciale, io vorrei essere speciale.
Ma sono uno sfigato, sono fatto su male, cosa cazzo ci faccio qui? sono fuori luogo.
Lei corre via un’altra volta, lei corre via, lei corre, corre, corre, corre, corre.
Qualunque cosa che ti faccia felice, qualunque cosa tu voglia, tu sei così fottutamente speciale, io vorrei essere speciale.
Ma sono uno sfigato, sono fatto su male, cosa cazzo ci faccio qui? sono fuori luogo, sono fuori luogo.


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