A domanda risponde
Solcati dal fulmin, siam noi l’avvenir
Caro Lev Blumenfeld,
il ripiegamento sull’epistola quale chiavistello letteraio volto all’elusione della noia del processo creativo mi è cara in tempi di colpevole stakanovismo precario, il tempo si riduce a quella parte di vita non del tutto alienata che va dalla fine di una giornata lavorativa all’inizio di un’altra e il weekend la periodica parentesi di pigrizia esistenziale dell’essere-risorsa. Qualcuno direbbe che non v’è separazione tra tempo di produzione e tempo libero ma non v’è tempo per il biopotere, vedere il tramonto è privilegio del sabato. Scusa il disturbo.
Hai parlato di verità, di rivoluzione e di panni sporchi mio caro Blumenfeld, accantoniamo quest’ultimi e occupiamoci dell’altro. Dici bene, i fenomeni sono complessi e le interpretazioni molteplici, la verità, una. Oppure sei miliardi, ma non è questo il punto, capisco ciò a cui alludi, aiutami a capirmi. La verità così come la intendo io afferma che la verità non basta, l’uomo è fatto per agire, non per filosofare. L’isolamento di un fatto e la sua collocazione nell’ambito di uno schema più generale è di vitale importanza tanto quanto la sua manifestazione modulata secondo gli arcobaleni dell’universo dell’esprimibile o la sua allusione allorquando inespressa, ma di analisi è pieno il mondo, sono le sintesi, più o meno organiche, che mancano. Il sogno di essere padroni assoluti delle nostre esistenze ha avuto fine quando ci siamo resi conto di essere divenuti gli ingranaggi della macchina burocratica, e che i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri gusti sono manipolati dai governi, dall’industria e dai mezzi di comunicazione di massa possieduti dagli uni e dall’altra (o dallo stesso). Viviamo secondo un sistema impersonale che regola matematicamente i rapporti di produzione e dunque di potere dell’uomo sull’uomo, ragionare entro questo sistema e dunque assumere il profitto quale funzione obiettivo da massimizzare, significa legittimare ogni corso che il sistema, autoproducendosi, persegue, come la scelta imprenditorialmente “vera” di Marchionne di chiudere lo stabilimento di termini imerese. Uscire da questo schema significa proporne uno nuovo, non di sola critica può vivere la critica, e opporsi al sistema significa avere una teoria e una prassi di molarizzazione del processo di ricostruzione molecolare, occorre avere una verità e occorre trovare il modo di assumere il controllo della sua produzione. Abbiamo bisogno di una nuova religione materiale del senso, un monoteismo della ragione e del cuore, un politeismo dell’immaginazione e dell’arte, ripartendo, perchè no, da una concezione surreale della realtà, per ambire, come risolveva Breton, a una trasformazione tanto del mondo (Marx) quanto della vita (Rimbaud), sciogliendo finalmente l’opposizione tra il desiderio di sognare di Lenin e la necessità di agire di Goethe. E’ giunto dunque il tempo di proclamare a una più nobile umanità la libertà dello spirito e di non mostrare più indulgenze per le lacrimose lamentazioni degli uomini sulle perdute catene.
Principio e fine di ogni filosofia, sia la libertà.
Solcati dal fulmin, siam noi l’avvenir.
Questa è una prima verità.
Appendice a un meridiano manifesto natatorio da giovane
I panni sporchi si lavano in pubblico, così ho scritto a Cattivo Maestro.
Ho riflettuto un po’ sull’ontologia di Nuoto nel pomeriggio. Adesso mi dirai che ho scoperto l’acqua calda, ma credo che Nuoto nel pomeriggio debba occuparsi di dire la verità. La verità è semplicemente quello che è. Tutte quelle idee e quei fatti decisivi taciuti, dimenticati, ignorati. L’entropia è in aumento, il disordine è grande, il rumore impedisce la comprensione. Dovremmo cercare nella complessità del mondo i processi nascosi e potenti di conseguenze. Dire che tutto influenza tutto, che la complessità tende all’infinito, è senz’altro vero ed è senz’altro una scusa. Alcune cose contano di più, altre di meno. Sono pensieri che mi vengono adesso, mentre scrivo, poi, lo so, non abbiamo abbastanza tempo. Però qualcosa si può fare.
La verità è rivoluzionaria.
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Gay Holocaust
Insomma il vero problema non sta nelle legnate inferte da squadracce di balordi neonazisti, e nemmeno nella regressione autoritaria, liberticida e discriminatoria di una politica infame, il vero problema della comunità (?) omosessuale italiana è nell’assenza di un modello preconfezionato di riferimento entro il quale alienare il proprio ego. Di ciò potrebbe lamentarsi pure un mormone, un anarchico o chessò, un coprofago, ma non accade: forse non dispone di una webcam con cui farlo. Se poi vogliamo dirla tutta, non mi sembra che l’omosessualità manchi di riferimenti culturali, basta cercarli.
Cara Maddalena, questo avrei voluto scrivere, se solo youtube mi avesse consentito di commentarti.
Un eterosessuale non praticante.
P.s.
gatto sigmund è interessato a sophie.
vedi anche: la pregevole risposta di tanzergott
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Mentre il cuore d’Italia da Palermo ad Aosta si gonfiava in un coro di vibrante protesta
Caro Sergio Rizzo,
l’ho ascoltato ieri sera, intervistato da un giornalista del Giornale di Brescia, partire da Paneroni per arrivare a riflettere, come da locandina, sui paradossi dell’attualità.
Questa è una lettera aperta. Converrà quindi con me che è necessario aprire una parentesi per spiegare chi fosse Paneroni (non ha nemmeno una pagina su Wikipedia!), una parentesi di Indro Montanelli.
[...] Ma soprattutto perché fra questi amici ce n’ è uno che campeggia nei miei più giovanili ricordi come un Don Chisciotte: l’ eroe, fra tutti, da me preferito e a cui faccio colpa a Brescia e ai bresciani di non aver dedicato né una piazza né una strada: Paneroni. Non mi chieda chi è, cioè chi era, perché un bresciano ha, e dovrebbe sentire, il dovere di saperlo. È quindi agli altri italiani che da questo momento mi rivolgo. Nei registri sindacali, che ho accuratamente frugato per ricostruirne la storia, Paneroni figurava come «muratore» o «manovale». E infatti girava (prima a Brescia, poi a Milano e, credo, in altre città) armato di una cazzuola, un secchio e una ruota per dare dimostrazione pratica e visiva della sua teoria, che non era roba da poco. Si trattava nientemeno che della concezione geocentrica dell’ Universo contro quella eliocentrica o copernicana. Secondo lui, la teoria di una Terra che girava intorno al Sole non stava, è il caso di dirlo, né in cielo né in terra, e per dimostrarlo Paneroni non spendeva tante parole: montava la ruota sul trespolo che io (da ragazzo suo aiutante e discepolo) gli porgevo, ci legava sopra il secchio pieno d’ acqua, e la faceva girare finché l’ acqua si rovesciava. «O bestie! – Paneroni apostrofava i passanti, perché i suoi esperimenti dimostrativi li faceva per strada -, vedete? Voi camminate coi piedi in su e la testa in giù, e non lo sapete?Vi sembra possibile, o bestie?». Il traffico si fermava, arrivavano i ghisa e cacciavano via Paneroni, che ricominciava venti metri più in là bloccando il traffico, finché lo portavano insieme al suo sottoscritto aiutante in questura. Nessuno sospettava che questo povero manovale semi-analfabeta restituiva alla Terra la dignità di centro dell’ Universo che Copernico e Galileo, col loro sistema, le avevano tolto, degradandola al rango di una povera scheggia persa nella periferia dell’ Infinito col suo Signore, l’ Uomo, ridotto a un puro incidente biologico destinato a incenerirsi con essa. Questo fu il mio Paneroni: il Restauratore e Vindice di Tolomeo e della Genesi. Andai a parlarne, caro Aluraeccetera, col vostro grande sindaco Bruno Boni, che non afferrò l’ importanza del personaggio, e poi con il mio amico Martinazzoli che la capisce perfettamente, ma si dichiara scoraggiato dall’ indifferenza di voi bresciani per la memoria di questo vostro grande concittadino. Io voglio il monumento a Paneroni e un lòculo accanto al suo. Me li concedete?
Questo il punto di partenza. Il punto di arrivo è il costo degli asciugamani al Senato. Non voglio banalizzare, sono problemi. Come sono problemi il nepotismo, il “tengo famiglia” e la partitocrazia su cui è basata la gestione della cosa pubblica in Italia. Come negarlo?
Non nego i fatti, nego le conclusioni.
L’attuale condizione dell’Italia non è imputabile solo ai politici e non è una questione d’oggi. Più parlava, più mi venivano in mente I promessi sposi: roba del Seicento. I politici fanno leggi che puntualmente non sono applicate? Sembrano proprio gli ordini contro i bravi, non trova? Le leggi non sono applicate, ma interpretate e tradite? Il dottor Azzeccagarbugli ha fatto proseliti. L’attualità è anacronistica.
Non è solo colpa dei politici: la Casta è andata a ruba e tutti leggono Saviano per la stessa ragione per cui guardano la decima replica di Fantozzi: sentirsi migliori. Ma non lo sono.
Torno a Manzoni, alla lettura che Sciascia dà dei Promessi Sposi: il protagonista vero del romanzo è l’italianissimo Don Abbondio, trionfante su tutto e su tutti, sulla peste, sui Don Rodrigo che passano e sugli Innominati che si pentono. Trionfante con la sua doppiezza, impasto di pavidità e servilismo: vaso di coccio che trionfa su vasi di ferro. Il sugo della storia è questo: il nodo di problemi che devastano l’Italia, che sono l’Italia e che hanno fatto gli Italiani, è il risultato di processi storici. Sotto ogni pietra sollevata c’è del malaffare. Dietro ogni intercettazione, uno scandalo. Ovunque, da molto.
Elogiare Paneroni, uno che dica finalmente le cose come stanno, è un gioco pericoloso. Spiana la strada a chi il nodo lo vuole risolvere con un taglio di spada, un uomo forte investito dalla Provvidenza, possibilmente pelato. Così non va. Le cose sono quasi sempre semplici ma non facili. La spada offre un simulacro di soluzione, i nodi s’ingarbugliano sempre più e i pelati ne rimangono appesi. Paneroni aveva torto.
Lei suggeriva un’altra soluzione: altre leggi. Non penso ci credesse davvero, l’abbiamo visto prima: altre leggi generano solo altri inganni.
Che fare? Ci vorrebbe una mutazione antropologica, ciascuno di noi, che è quel che fa, dovrebbe fare del proprio meglio con coraggio e altruismo. Assomiglia tanto, troppo, a desiderare la Pace nel Mondo.
Un’altra soluzione è possibile: Inglesi, per piacere, invadeteci.
Saluti,
L.
P.S. Non ho mosso queste obiezioni, pur avendone la possibilità, nel corso della serata per un motivo molto semplice: la persona accanto a me non ne poteva più: sbadigliava. L’Italia è un enorme mostro di noia, diceva Flaiano. Sbadigliamo e abbiamo ragione e torto.
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Caro Piero, cara Sabina

abbandono il vecchio saluto che ci vuole compagni per non abusare di una situazione già sufficientemente imbarazzante.
Ad oggi esistono in Italia almeno quattro partiti riconducibili al comunismo, il Partito della Rifondazione Comunista, il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL),
il Partito dei Comunisti Italiani (PCI), e Sinistra Critica. A questi si aggiunge il Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI) e il Partito di Alternativa Comunista (PdAC). Sinistra e Libertà, attualmente eunuco, rientra nel discorso e dunque lo riporto.*
Nello scenario appena descritto, la catastrofe culturale nata col riflusso, foraggiata da anni di televisione commerciale ed eiaculata nel “decennio più avido della storia” è deflagrata nella recente crisi economica in una catastrofe più concretamente sociale. La crisi del capitale globale ha colto impreparata l’ideologia dialetticamente opposta, così lo spirito del tempo è precipitato a corpo morto nella destra più conservatrice aggrappandosi ai valori illusori della tradizione.
Il prodotto di quanto delineato è cronaca che risparmio.
Non pretendo che i fautori del pensiero critico nazional-popolare dell’italietta da strapazzo risolvano l’ineluttabile crisi ontologica della sinistra nella postmodernità occidentale, ma non credete sia un tantino dozzinale e masochistico scannarsi per i compromessi narcisistici dell’uno piuttosto che per gli eccessi pasionari dell’altra?
***
*In breve, la prima scissione del Partito della Rifondazione Comunista, erede dell’ex Partito Comunista Italiano, è del 1999, quando la corrente filogovernativa fonda il Partito dei Comunisti Italiani in dissenso con la politica (suicida) perseguita dall’allora segretario Fausto Bertinotti nell’ambito della caduta del primo governo Prodi.
Nel 2006 l’area trotzkista del Partito della Rifondazione Comunista si dissocia in contrasto con l’appartenenza del partito alla coalizione del secondo governo Prodi. Si costituisce così il Partito Comunista dei Lavoratori. Allo stesso tempo
una seconda corrente trotzkista, l’Associazione Marxista Rivoluzionaria-Progetto Comunista costituisce, il Partito di Alternativa Comunista.
Nel 2007, in solidarietà con lo storico gesto del senatore Turigliatto, esce dal Partito anche l’area riconducibile a Erre, che si istituzionalizza in Sinistra Critica.
Nel 2009 la corrente Bertinottiana del Partito proclama la propria autonomia costituendo Sinistra e Libertà.
Il Partito Marxista-Leninista Italiano (PMLI) gode di una storia tutta sua e, quando capita, commemora Stalin.
***
La telenovela: [1] [2] [3]
Meglio di me: Oreste Scalzone
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Sopra il catastrofismo ambientale (ovvero lettera a Giuliano Ferrara)
Egregio Direttore,
sui temi ultimi bisognerebbe essere pascaliani. La fine del mondo per come lo conosciamo a causa dell’inquinamento potrebbe essere una favola, come l’esistenza di Dio. Crederci non è a costo zero, ma il guadagno è infinito. Viceversa, puntare sulla sua falsità è esiziale.
Saluti.
Il foglio


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