Comunicati
Schegge di liberazione
Mai come oggi, 25 aprile duemiladieci, resistere significa parlare di resistenza. Per questo segnaliamo Schegge di liberazione, pregevole iniziativa di barabba con la collaborazione dell’ANPI di Carpi e lo zampino di Chamberlain.
Buona lettura.
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Tesi #1
Nel nostro atteggiamento verso la situazione sociale attuale non è ammissibile alcuna benché minima concessione a soluzioni di circostanza. La criticità del periodo è perfettamente sintomatizzata dall’esplosione del leghismo tanto quanto dall’incremento del numero di fumatori. L’assenza di un’alternativa al populismo tecnocratico e fondamentalista ripropone sotto nuove forme l’acutizzarsi degli istinti primari di morte attualizzati secondo logiche localistiche, un modello da esportazione, ne siamo certi, l’astensionismo e il voto di protesta. Un giorno ci diremo antileghisti. Il totale scollamento tra il potenziale sociale critico e la sua espressione politica induce a riflessioni che conducono ad analisi che implicano sintesi. Abbiamo bisogno di una nuova narrazione capace di precipitare in valori condivisi degnamente rappresentati da un’unica, vera forza politica, sia essa Sinistra, Objet-petit-a oppure Oberdan, non mi riguarda, purchè polverizzi l’esistente, odioso, teatrino.
Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine. Guy Debord – La società dello spettacolo
Dichiari al primo punto questa nuova narrazione, guerra al televisore, ne boicotti i palinsesti e ne celebri le esequie, sia il telespettatore il nostro Ciandala e questi venga diffamato, detratto, deriso. Sia questo il presupposto fondamentale di ogni discorso narrativo, da un lato quale segno fondativo di riappropriazione del mezzo di espressione e produzione della realtà e dall’altro quale atto di sottrazione alla macchina di sussunzione ontologica che ci vuole consumatori, lavoratori ignari di lavorare. Per rovesciare un mondo realmente rovesciato, affinchè il falso divenga un momento del vero e il viceversa sia falsificato. E’ possibile, è stato dimostrato.
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Contro oggi
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Remeber Domanin
E’ novembre, fa freddo, siamo in Conchetta, Manolo Morlacchi è libero e Vasco Brondi urla una lettera di Susanna Ronconi dal carcere speciale, il Diario minimo di un altro tempo. Giuseppe Genna declama La morte dell’uomo da un libro fuori catalogo e in prossima uscita, Assalto a un tempo devastato e vile, in suffragio di Primo Moroni, “anima di una Milano che non c’è più”, anima del Conchetta, poi si defila furtivo, nel cortile, a fumare. Lo segue Igino Domanin, filosofo dell’ipertesto, ricercatore teoretico, saggista, autore avant-pop, co-autore dell’italian lounge. Ha appena terminato sincro-voluttà, racconto allucinato porno-nichilista ambientato sul set di un locale hardcore del quartiere rosso di Amsterdam. Le mani tremanti durante la lettura.
http://www.vimeo.com/8619189
E’ novembre, fa freddo, siamo in Conchetta, io e Blumenfeld seguiamo il miserabile nel cortile, per conoscerlo e invitarlo alla rassegna. Fumiamo nervosamente e beviamo birra calda alla spina, il profluvio di parole con cui l’instancabile oratore intrattiene gli astanti dilata all’infinito l’attesa. Con la coda dell’occhio percepisco le orbite compiute come un corpo puntiforme da Igino Domanin, anche lui in cortile, anche lui con la sigaretta in bocca e la birra calda in mano, anche lui come noi, asociale in un centro sociale. Vorrei fermarlo, conoscerlo, complimentarmi con lui e discutere dell’ipertesto, dei rizomi, di Toni Negri e dell’immanentismo radicale. Che ne sarà del comunismo? Giuseppe Genna si svincola, noi lo seguiamo, lo fermiamo, ci presentiamo e presentiamo l’offerta, lui declina col sigillo “sono affranto, non mi muovo da Milano”. Igino Domanin è sparito, la velocità di fuga del suo corpo ha imposto alla sua traiettoria la divergenza dall’orbita, forse per un’altra birra, chi lo sa, forse no.
Volevo scrivere un post su Igino Domanin, filosofo dell’ipertesto, ricercatore teoretico, saggista, autore che non ho letto, autore che non ho conosciuto, ma su ciò di cui non si è riletto non si dovrebbe parlare e ciò che non si è conosciuto andrebbe riconosciuto.
E’ marzo, fa freddo, siamo a Provaglio, io ci riprovo. Giovedì diciotto, ore ventuno. Non mancate.
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La vita continua a non bastare
- Può dirci come arrivare al lago d’Iseo?
- Lago d’Iseo?
- È uno specchio d’acqua dolce non direttamente in comunicazione col mare.
- Io so solo come si arriva al lago di Pisogne.
- Va bene, meglio di niente.
Come abbiamo scoperto troppo tardi, gli abitanti di Pisogne chiamano il lago d’Iseo lago di Pisogne, è una cosa che fanno tutti quelli dei paesi sul lago. Per esempio gli abitanti di Provaglio d’Iseo lo chiamano lago di Provaglio d’Iseo.
Provaglio d’Iseo è un piccolo paese a pochi chilometri da Iseo sul lago di Iseo. “Iseo” (in italiano: “isello”) è chiaramente una parola molto amata dalla gente del posto, quasi tutto si chiama così, strade, locali, dossi, e c’è anche chi avrebbe voluto chiamare il paese Iseo d’Iseo, ma non se n’è mai fatto niente perché sostituire i cartelli stradali avrebbe un costo assurdo: 2±2i.
L’associazione culturale Andata e ritorno è lieta d’invitarvi a Incontri ravvicinati di quattro tipi.
La formula prevede quattro incontri con quattro scrittori, uno per ogni giovedì di marzo. Il 4 marzo ospiteremo Paolo Nori, l’11 Gerry Ferrara, il 18 Igino Domanin e il 25 Violetta Bellocchio.
Ecco dieci buone ragioni per partecipare:
- La natura tetragona della rassegna.
- La birra media costa tre euri.
- Paolo Nori.
- Potete sedervi sulla terrazza, ammirare il panorama, annotare sul taccuino Hills like white elephants (alle colline piacciono gli elefanti bianchi) e sentirvi Hemingway.
- Gerry Ferrara presenta Terra nera di Giuse Alemanno.
- Gli ottavi di finale di Europa League sono veramente tristi.
- Igino Domanin.
- Il presentatore ha un buffo accento bresciano solo per l’occasione.
- Guardare Anno Zero annusando colla nei giovedì di Quaresima è brutto.
- Violetta Bellocchio.
E dieci buone ragioni per non partecipare:
- La rassegna è frequentata da ninfomani fantasiose e principi azzurri.
- Bisogna salire una rampa di scale.
- Non possiamo evitare lo scatenarsi di un poltergeist.
- L’elefante bianco potrebbe svegliarsi.
- Siete fra quelli che conoscono il significato del termine tetragono, e non vi piace.
- La Juventus potrebbe perdere gli ottavi di finale di Europa League.
- Vi piace Fabio Volo.
- Non sopportate l’accento bresciano.
- Annusare colla guardando Anno Zero nei giovedì di quaresima è bello.
- Cattivo Maestro sarà in mezzo a voi.
Le ragioni non sono in ordine d’importanza in entrambi i casi.
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Anobii Vintage
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(¹) Ho appena iniziato a leggere un romanzo che non comincia.
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Buon anno, portate sempre con voi una torcia elettrica
Il Cielo mi conceda a Capodanno un tocco d’haschish non transgenico, ma saporito e grasso che sbriciola al tatto, nuvola di fumo dal pomeriggio tardo del 31 al mattino del primo. Poi faccio il giro delle Madonnine che fuori il paese fanno protezione e corona sorridendo chiedo grazia e perdono nella convinzione che, se buono, trattasi di erba in colura benedetta dal Cielo. Un dono.
Se no, non fosse vero, sarà applicazione personale della teoria psico-sociale del minor danno. Il minimo per superare il Capodanno.
Reduce, Ferretti Lindo Giovanni







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