La Bomba, il Denaro e l'Etere
15:22
by Cattivo Maestro
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Tesi #3 – Presupposto (sulla fellatio, l’inconscio e la rivoluzione)
Interpretare, far regredire, regredire. Tra le pagine più grottesche di Freud ci sono quelle sulla fellatio, dove il pene equivale alla mammella di una mucca e la mammella a un seno materno. In altri termini la fellatio è per quando non ci sono mucche a disposizione, o la madre non c’è più oppure non ha più latte. È un modo per mostrare che la fellatio non è un “vero desiderio” ma vuol dire un’altra cosa, nasconde un’altra cosa, un altro desiderio. La psicoanalisi disponde di una griglia perfetta da questo punto di vista: i veri contenuti di desiderio sarebbero le pulsioni parziali infantili, e la vera espressione del desiderio sarebbe l’Edipo (per strutturare il “tutto”).
[...]
Noi invece diciamo: non avete inconscio, non l’avete mai avuto, non esiste un “es” al posto del quale l’”io” deve subentrare. Bisogna capovolgere la formula di Freud. L’inconscio dovete produrlo voi, producetelo o resterete attaccati ai vostri sintomi, al vostro io e al vostro psicoanalista. Ognuno di noi lavora e fabbrica con il pezzetto di placenta che ha sottratto, e che continua a essergli contemporaneo in quanto ambiente di sperimentazione, non in funzione dell’uovo, dei genitori, delle interpretazioni e regressioni a cui siamo collegati. Producete inconscio, benchè non sia certo facile: non si trova ovunque, non si produce con un lapsus o un motto di spirito, e nemmeno con un sogno. L’inconscio è una sostanza da fabbricare, da situare, da far scorrere, uno spazio sociale e politico da conquistare. Una rivoluzione è una formidabile produzione di inconscio, non ce ne sono tante altre, e non ha niente a che fare con un lapsus o un atto mancato. L’inconscio non è un soggetto che produrrebbe dei virgulti nella coscienza, è un oggetto di produzione, è lui a dover essere prodotto, a condizione che non lo si ostacoli. O, meglio, non c’è un soggetto del desiderio così come non c’è un oggetto. Solamente i flussi sono l’oggettività del desiderio stesso. Di desiderio non ce n’è mai abbastanza. Il desiderio è il sistema dei segni a-significanti a partire dai quali si producono dei flussi di inconscio in un campo storico sociale.
[...]
Il desiderio è rivoluzionario perchè vuole sempre ulteriori connessioni. La psicoanalisi taglia e spezza tutte le connessioni, tutti i concatenamenti, è la sua vocazione, odia il desiderio, odia la politica. Produzione di inconscio = espressione di desideri = formazione di enunciati = sostanza o materia di intensità.
Da “Quattro proposizioni sulla psicanalisi” in “Due regimi di folli e altri scritti” di Gilles Deleuze. Piccola Biblioteca Einaudi.
14:15
by Cattivo Maestro
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Tesi #3 – Rivoluzione della rivoluzione, ovvero affinità e divergenze tra il compagno Marx e noi dell’Anti-Edipo
Il marxismo e la psicanalisi, in due maniere diverse, ma poco importa, parlano in nome di una specie di memoria, di una cultura della memoria, e si esprimono inoltre in due maniere diverse, ma anche questo poco importa, in nome di un’esigenza di sviluppo.
Noi crediamo al contrario che bisogna parlare in nome di una forza positiva dell’oblio, in nome di ciò che è, per ciascuno di noi, il proprio sottosviluppo; ciò che David Cooper chiama il terzo mondo intimo di ciascuno, e che fa tutt’uno con la sperimentazione. La seconda ragione che ci distingue da tutti i tentativi freudo-marxisti, è che tali tentativi si propongono di riconciliare due economie: l’economia politica e l’economia libidinale. Perfino in Reich viene mantenuta questa dualità e questa combinazione. Secondo il nostro punto di vista, invece, c’è un’economia sola, e il problema di una vera analisi antipsicoanalitica è di mostrare come il desiderio inconscio investa sessualmente le forme di questa economia tutta intera.
Da “Quattro proposizioni sulla psicanalisi” in “Due regimi di folli e altri scritti” di Gilles Deleuze. Piccola Biblioteca Einaudi.
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14:54
by Cattivo Maestro
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Gli indifferenti
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
(Antonio Gramsci, febbraio 1917)
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Un libro che non ho mai letto
Stamattina, davanti a una piazza con i portici, c’era un gazebo per la raccolta delle firme per i referendum contro la privatizzazione dell’acqua.
Mi è venuto in mente un libro che ha per titolo una domanda e, dentro al libro, c’è una risposta.
La risposta è La proprietà è un furto, la domanda è Che cos’è la proprietà?.
E’ un libro che non ho mai letto.
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21:03
by Cattivo Maestro
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Sulla struttura
Tale paradosso¹ potrebbe essere chiamato paradosso di Robinson. È infatti evidente che Robinson sulla sua isola deserta non può ricostruire qualcosa di analogo alla società se non dandosi in una sola volta tutte le regole e le leggi che si implicano reciprocamente, anche quando esse non hanno ancora oggetti. La conquista della natura è invece progressiva, parziale, da parte a parte. Una società qualunque ha tutte le regole a un tempo, giuridiche, religiose, politiche, economiche, dell’amore e del lavoro, della parentela e del matrimonio, della servitù e della libertà, della vita e della morte, mentre la sua conquista della natura, senza la quale non sarebbe più una società, avviene progressivamente da una fonte di energia all’altra, di oggetto in oggetto. Per questo la legge grava con tutto il suo peso prima ancora che si sappia quale sia il suo oggetto e senza che lo si possa mai sapere esattamente. È questo squilibrio che rende possibili le rivoluzioni; non che le rivoluzioni siano determinate dal progresso tecnico, ma esse sono rese possibli da questo scarto tra le due serie che esige dei riassetti della totalità economica e politica in funzione delle parti di progresso tecnico. Vi sono quindi due errori, lo stesso in verità: quello del riformismo o della tecnocrazia, che pretendere promuovere o imporre assetti parziali dei rapporti sociali al ritmo delle acquisizioni tecniche; quello del totalitarismo che pretende costituire una totalizzazione del significabile e del conosciuto al ritmo delle totalità sociale esistente in quel momento. È questo il motivo per cui il tecnocrate è l’amico naturale del dittatore, calcolatori e dittatura, ma il rivoluzionario vive nello scarto che separa il progresso tecnico e la totalità sociale, inscrivendovi il suo sogno di rivoluzione permanente. Ora questo sogno è per se stesso azione, realtà, minaccia effettiva per ogni ordine stabilito, e rendo possibile ciò di cui egli sogna.
(da Logica del senso di Gilles Deleuze)
¹ date due serie, l’una significante e l’altra significata, l’una presenta un eccesso, l’altra un difetto mediante cui esse si riferiscono l’una all’altra in eterno squilibrio, in perpetuo spostamento.
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Buongiorno, sera
E io ci provo ma non sono molto bravo.
Si, ecco, forse se ci arrivo pian piano mi spiego meglio.
Allora tutto comincia con la partita di calcio. Alla tele. Al bar sotto il campanile, proprio lì che da fuori sembra un posto raffinato e poi entri e ci trovi una nuvola di bestemmie e di calici di prosecco.
Quel posto. Tu sei lì. Le squadre sono in campo, allineate, pronte per il saluto. L’arbitro in mezzo. I vecchi schierati col solito modulo paina-pirlo-porcone. Un 4-4-2 classico. Parte l’azione e in un attimo il primo fallo. L’arbitro interviene. La decisione viene presa: è espulsione. Ma nel bar è esplosione: chi è daccordo e chi no, i due spalti confrontano le proprie idee: chi dice che l’arbitro merita la pena di morte e chi invece pensa che sarebbe meglio insidiarne la consorte a mo’ di vendetta. Nessuno mette in questione la norma che prevede l’intervento arbitrale in questo caso.
La norma è stata stabilita, come tutte le norme condivise, per regolare il corretto funzionamento del gioco. Per fare in modo che tutti abbiano le stesse possibilità, per tutelare alcuni – usiamo un termine che qui è abbastanza fuori luogo – diritti inalienabili. Sia il legislatore che la norma, in questo momento, non hanno volto. O meglio hanno come unico volto quello del giudice che applica la norma.
La questione è vecchia come il mondo: a bocce ferme siamo capaci di metterci attorno a un tavolo e scrivere norme e leggi, alcune anche molto belle. Ma se capita a un parente o a un amico di venire colpito dalla nostra lungimiranza allora chi si limita ad applicare la legge diventa colpevole (se non anche condizionato, connivente, sobillato, maligno o chissà cos’altro).
Ecco quindi torniamo in picchiata sul fatto reale [certo lo so, come introduzione non è gran che. Insomma il fatto è che l'argomento mi sta molto a cuore, eppure sembra sempre che non riesca a far capire il mio pensiero. E la cosa mi infastidisce parecchio.].
Le righe a firma Valerio Evangelisti per quanto poche puntano a due obiettivi: criticare la decisione di incriminare i due e raccogliere solidarietà a favore degli stessi.
Per quel che vale nessuna delle due posizioni mi trova positivo.
Criticare la decisione è certamente legittimo ma fatto in modo così leggero è chiaramente un atteggiamento partigiano. Non dico che sia ne giusto ne sbagliato, semplicemente mi riservo di trovarlo volutamente furbo o forse ingenuo. Non so.
Anche senza esprimere giudizio alcuno ne sull’accusato ne sull’inquirente, la convalida del fermo avviene solo dopo che il gip (o il gup, dipende dai casi) ritiene che l’accusa possa reggere in un procedimento.
Certo magari poi succede che in primo grado tutto il caso viene smontato, l’accusato liberato e magari gli inquirenti pure condannati a risarcimento danni (bhe quest’ultima parte non succede praticamente mai a meno di ricorsi dell’accusato).
Ad ogni modo, anche qui si può concordare o meno con la decisione, resta il fatto che questa è la norma e in quanto tale va rispettata.
Questo mi porta a chiedermi: esistono leggi ingiuste, fallaci o errate? Si, esistono, sono esistite ed esisteranno in futuro. L’impianto normativo a cui noi ci sottomenttiamo vivendo come cittadini di questo stato è in continua evoluzione. Quello che era giusto, normale e addirittura buono, un tempo oggi sarebbe un aberrazione. Ma non è solo il tempo, anche il livello culturale di un popolo modifica le sue leggi.
Se questo è il caso perchè non lo dici? (mi rivolgo all’Evangelisti). Perchè ti limiti a mettere in ridicolo le “prove” raccolte ben sapendo (o forse no?) che se fosse davvero così l’accusato sarebbe stato liberato nel tempo di un istanza? Forse manca fiducia nell’avvocato difensore? Ancora una volta, perchè non si dice questo?
Forse la mancanza di fiducia è più radicale, più profonda. Forse vedete il problema nel sistema stesso.
Certo. Può essere. Allora mi chiedo però, perchè aver scelto proprio questo caso in particolare per attaccare il sistema? Perchè non un imprenditore milanese accusato di inquinare le falde acquifere? O un immigrato slavo accusato di costringere alcune ragazzine tra i 13 e 16 anni a prostituirsi? O un prete inquisito per pedofilia?
Qualcosa mi sfugge.
Che sia nella parte relativa al raccogliere fondi?
Perchè raccogliere fondi per queste persone? Mi si dirà, per la situazione di disagio in cui versano le famiglie e i parenti. Ottimo, davvero lodevole. Solo una domanda (fastidiosa me ne rendo conto). Perchè per questo accusato e non per altri?
Forse mi troverete buonista. Populista. Giustizialista. Come volete. Dite un difetto e potete stare sicuri che faccia parte del mio parterre.
Però vorrei comunque chiudere con una piccola storia.
Una storia piccola coma la sua protagonista. Antonella. Eravamo ieri a cena e parlando delle bizze del tempo negli ultimi giorni siamo finiti a parlare delle giornate di Pasqua e Pasquetta. Antonella, fino a quel momento luminosa e sorridente, si è rabbuiata e a stento tratteneva le lacrime.
A Pasqua doveva andare dal figlio. Il figlio che non vedeva da 2 mesi, ma in qualche modo i 17 euro che dovevano portarla da lui (e ritorno) sono spariti.
Il figlio è stato dato in affido quando lei è stata arrestata la prima volta. La prima volta mi dice, ha cominciato a spacciare perchè suo marito spacciava. E siccome lui spacciava ma venne arrestato, lei doveva in qualche modo tirare a campare. E così, ha preso in mano l’attività di famiglia.
Non l’è andata molto bene. Forse era inesperta, fatto sta che l’hanno presa subito.
Una volta dentro ogni cosa è più difficile. Il figlio le viene portato via, si trasforma da spacciatrice a tossica. Quando esce la sua vita è praticamente finita.
Poi la storia continua con lei che entra ed esce fino a che non viene sistemata in una comunita e aiutata, e con tutta la forza che solo una madre può avere ne viene fuori. Solo per il figlio.
Antonella è, oggi, una donna meravigliosa. Eppure (o forse proprio perchè) è stata un tempo accusata, incarcerata, condannata. Quello che non è cambiato per lei è lo stato di estrema povertà in cui è sempre immersa. Dov’è la raccolta fondi in suo favore?
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Parliamone
Cari lettori, volentieri diffondiamo quest’invito di Valerio Evangelisti.
Sebbene tutte le prove a carico si siano rivelate inconsistenti (a partire dal famoso “codice segreto” per evitare l’intercettazione delle e-mail, reperibile su vari siti Internet), Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, arrestati il 18 gennaio nell’ambito della stagione di caccia al “brigatista presunto” iniziata il 10 giugno 2009, continuano a vagare di carcere in carcere. Attualmente sono detenuti in Calabria, a Siano, vero e proprio “magazzino” riservato a questa categoria di prigionieri. Forse è la tappa definitiva.
Il fatto è che la caduta delle prove materiali non annulla l’ipotesi associativa, consistente nella generica volontà di dar vita, un giorno o l’altro, a una riedizione delle Brigate Rosse, o a qualcosa di simile. Certo, non lo avevano ancora fatto, però avrebbero potuto farlo, col tempo.Soprattutto su Manolo gravano almeno due indizi pesanti come macigni: 1) è figlio di genitori brigatisti, e li ha dipinti con affetto in un libro autobiografico; 2) possedeva una copia di Stato e rivoluzione di Lenin, il che, secondo gli inquirenti, dimostra la sua natura di uomo cattivo e di potenziale terrorista.
[Qui mi autodenuncio: per molti anni ho posseduto addirittura i 45 volumi delle Opere complete di Lenin, prima di accorgermi che non sarei mai riuscito a leggere tutto quel malloppo e di regalarlo a un amico; il che dimostra che sono uomo cattivissimo e terroristissimo.]
Chi non sia convinto di questo quadro istruttorio assai traballante e voglia aiutare Manolo, Costantino e tutti gli altri incarcerati può farlo molto concretamente, con un versamento su conto corrente o un bonifico a favore di:Associazione Solidarietà Parenti e Amici
conto corrente postale
80152077Bonifici bancari nazionali (bban):
i-07601-12100-000080152077Bonifici bancari internazionali (iban):
it-94-i-07601-12100-000080152077Nella causale, scrivere:
“Per Manolo e Costantino” (se la donazione è per loro due)
“Inchiesta 10 giugno” (se è per tutti gli implicati nello stesso procedimento)
“Inchiesta 12 febbraio” (se è per gli altri brigatisti in pectore della cosiddetta “Operazione Tramonto”, condannati a 110 anni di prigione).Poi, per sgravarvi la coscienza, la prima volta che udite un vecchietto al bar che dice “Qui ci vorrebbero le Brigate Rosse” (mi è capitato pochi giorni fa), denunciatelo.
Intanto guardate in questo video il subdolo Manolo che, per distogliere i sospetti dalla sua passione per la clandestinità, presenta in pubblico il suo libro, con la ghigna feroce che lo contraddistingue.
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Tesi #1 – Corollario
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Se tanto mi dà tanto
Caos in Kirghizistan, assalto al Parlamento.
Thailandia, è stato d’emergenza.
India, maoisti fanno strage di poliziotti.
Grecia, manifestazioni anarchiche.
Italia: si vede che non ve la passate poi tanto male.
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Tesi #1
Nel nostro atteggiamento verso la situazione sociale attuale non è ammissibile alcuna benché minima concessione a soluzioni di circostanza. La criticità del periodo è perfettamente sintomatizzata dall’esplosione del leghismo tanto quanto dall’incremento del numero di fumatori. L’assenza di un’alternativa al populismo tecnocratico e fondamentalista ripropone sotto nuove forme l’acutizzarsi degli istinti primari di morte attualizzati secondo logiche localistiche, un modello da esportazione, ne siamo certi, l’astensionismo e il voto di protesta. Un giorno ci diremo antileghisti. Il totale scollamento tra il potenziale sociale critico e la sua espressione politica induce a riflessioni che conducono ad analisi che implicano sintesi. Abbiamo bisogno di una nuova narrazione capace di precipitare in valori condivisi degnamente rappresentati da un’unica, vera forza politica, sia essa Sinistra, Objet-petit-a oppure Oberdan, non mi riguarda, purchè polverizzi l’esistente, odioso, teatrino.
Lo spettacolo è il capitale a un tal grado di accumulazione da divenire immagine. Guy Debord – La società dello spettacolo
Dichiari al primo punto questa nuova narrazione, guerra al televisore, ne boicotti i palinsesti e ne celebri le esequie, sia il telespettatore il nostro Ciandala e questi venga diffamato, detratto, deriso. Sia questo il presupposto fondamentale di ogni discorso narrativo, da un lato quale segno fondativo di riappropriazione del mezzo di espressione e produzione della realtà e dall’altro quale atto di sottrazione alla macchina di sussunzione ontologica che ci vuole consumatori, lavoratori ignari di lavorare. Per rovesciare un mondo realmente rovesciato, affinchè il falso divenga un momento del vero e il viceversa sia falsificato. E’ possibile, è stato dimostrato.



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