La biblioteca di Babele
I rotoli del Mar Vivo
- Lo vede anche lei, no? Cosa me lo chiede a fare?! … scusi… scusi lei… cioè… fa il suo lavoro, che poi l’ho chiamata io non dovrei ma sono parecchio nervoso e…
- …
- bhe, che dire? È così da più di un anno ormai. Non riusciamo proprio a farlo smettere. Noi… Io non so più cosa fare… mi hanno detto di imbavagliarlo ma… non voglio, cazzo! Ecco la verità: non voglio. Non è matto e non fa del male a nessuno. Solo che capisce anche lei…
Per quasi un minuto, un minuto vero intendo non di quelli colloquiali del tipo “scendo, tra un minuto”, “Ancora un minuto e scoppio”. No no proprio un minuto vero, per sessanta lunghissimi secondi siamo rimasti così, io e il dottore, aspettando che qualcosa cambiasse. Noi due in silenzio. E in sottofondo, il brusio di là dal muro.
Ormai le cose hanno completamente perso di senso. È come quando da piccolo ti ammalavi ed eri costretto a stare chiuso in casa, guardavi il mondo che scorreva sotto le tue finestre. Ed era lo stesso mondo che hai visto tutti i giorni della tua vita. Ma leggermente diverso. Lo stesso garzone della panetteria. Ma un po’ differente. La stessa vicina rompicazzo. Ma con qualcosa di nuovo. Ecco adesso è così ma al contrario: il vetro dal quale guardavo il mondo c’è sempre stato ma adesso è incrinato, colpito da una sassata pesantissima ha perso la sua trasparenza per lasciare il posto a una ragnatela di nuovi piccoli mondi, tutti differenti e leggermente incongruenti tra loro.
Forse sono solo stanco, vorrei dormire una notte intera senza doverlo sentire. So che è brutto dirlo ma credo sia capitato a molti genitori. A volte, poche volte capita di sognare che mio figlio, non ci sia più.
Miriam dice che mi fa paura.
Forse ho paura. Ma ho quasi più paura per lui che per me.
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14:54
by Cattivo Maestro
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Gli indifferenti
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E’ la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto ad ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta già costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’é in essa nessuno che stia dalla alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.
(Antonio Gramsci, febbraio 1917)
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Un po’ di tempo fa
Sei cresciuto in un mondo nel quale i soldi sono considerati la divinità suprema che può trasformare d’incanto la vita in un paradiso, la chiave per soddisfare tutti i desideri, per superare ogni difficoltà. È quello che sei stato costretto a credere fin da bambino, come tutti noi che stiamo attraversando questo secolo bugiardo. Pensa a quanto denaro viene gettato ogni giorno nel gioco, nella lotteria, nel totocalcio. Sai perché? Perché alla gente non piace vivere. Sogna il colpo grosso come un’occasione per uscire dalla vita prima che finisca, con l’illusione di tagliare in un colpo solo tutti gli inconvenienti, le contrarietà e le fatiche. Ma è un inganno. Perché Dio ha voluto che nella vita ci fossero bianco e nero, chiaro e scuro, bene e male. Se non fuggiamo le avversità e accettiamo di affrontare anche quello che ci fa paura, prima o poi il miracolo si manifesta e allora scopriamo che la difficoltà può trasformarsi in un’occasione, che i problemi sembravano insormontabili perché venivano rimandati e si accumulavano nella pigrizia e nell’avidità.
(da Un destino ridicolo di Fabrizio De André e Alessandro Gennari)
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Le parole di Pasolini
A ogni vetrina rotta, il Politico intervistato sospira, guarda verso l’altro, cerca ispirazione nell’azzurro cielo e poi cita Pasolini: studenti, figli di papà, io sto con i poliziotti. Mi piace qui, per amore di verità, pubblicare l’intero testo pasoliniano.
E’ Triste. La polemica contro Read the rest of this entry »
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. lo no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
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[LVVRL#4]
(Questa è la quarta punta de “La verità vi renderà liberi”. Non è un romanzo che non sto scrivendo.)
Non so ben dire come cominciò. I grandi avvenimenti hanno bisogno di momenti cinematografici per potersi imprimere nella mente degli uomini. Presa della Bastiglia, sbarco dei Mille, assalto al Palazzo d’Inverno. Mentre stavo facendo colazione, il succo d’arancia è sparito dal bicchiere.
Era il sei agosto duemilatredici: nove mesi dopo non furono più disponibili date di nascita per esseri umani. La specie va a estinguersi, i bambini lo sono già. Noi marciamo.
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Dieci modi di iniziare (scusate il ritardo)
Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori,
le cortesie, l’audaci imprese io canto.
Ludovico Ariosto, Orlando furioso
Fu allora che vidi il Pendolo.
La sfera, mobile all’estremità di un lungo filo fissato alla volta del coro, descriveva le sue ampie oscillazioni con isocrona maestà.
Io sapevo – ma chiunque avrebbe dovuto avvertire nell’incanto di quel placido respiro – che il periodo era regolato dal rapporto tra la radice quadrata della lunghezza del filo e quel numero π che, irrazionale alle menti sublunari, per divina ragione lega necessariamente la circonferenza al diametro di tutti i cerchi possibili – così che il tempo di quel vagare di una sfera dall’uno all’altro polo era effetto di una arcana cospirazione tra le più intemporali delle misure, l’unità del punto di sospensione, la dualità di una astratta dimensione, la natura ternaria di π, il tetragono segreto della radice, la perfezione del cerchio.
Umberto Eco, Il pendolo di Foucault
C’era una volta…
- Un re! – diranno subito i miei piccoli lettori.
No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio
L’anno dei miei novant’anni decisi di regalarmi una notte d’amore folle con un’adolescente vergine.
Gabriel García Márquez, Memoria delle mie puttane tristi
“Lei sa come la penso” disse il procuratore generale. Perfetto cominciare: di chi non si sa come la pensa, e se la pensa, e se pensa.
Leonardo Sciascia, Porte aperte
Tutti ormai lo chiamavano don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e, non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente su gli affari tenebrosi.
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Sono un uomo malato… Sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n’intendo un’acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Non mi curo e non mi sono curato mai, sebbene la medicina e i dottori li rispetti. Inoltre, sono anche superstizioso all’estremo; be’, almeno abbastanza da rispettare la medicina. (Sono sufficientemente istruito per non essere superstizioso, ma sono superstizioso).
Fëdor Michailovič Dostoevskij, Memorie del sottosuolo
Era sera tardi quando K. arrivò. Il villaggio era sommerso dalla neve. Non si vedeva nulla della collina del Castello, avvolta com’era dalla nebbia e dall’oscurità, non un barlume di luce che indicasse il grande Castello. K. rimase a lungo sul ponte di legno che conduce dallo stradone al villaggio, a guardare il vuoto apparente.
Franz Kafka, Il castello
Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.
Carmelo Bene, Autobiografia d’un ritratto
A lungo, mi sono coricato di buonora.
Marcel Proust, Dalla parte di Swann
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I sogni, il respiro e i biscotti della fortuna
Forse nessuno crederà a quello che sto per raccontare ma vi assicuro che i fatti si sono svolti esattamente così. D’altra parte potreste non credere a quello che il documento da me trovato dice – perché di questo si tratta., di me che trovo per caso e per strada, un misterioso documento. Certo siete liberi di non credere a quello che lo sconosciuto autore del documento ha voluto comunicarci ma vi prego di credere a me quando vi dico che leggendolo ho avuto paura, una paura sorda come se nello stomaco mi crescesse una mela marcia, come se dall’interno tutti i peli che ho sul corpo cercassero di saltare via dalla pelle, rizzandosi e tendendosi in uno sforzo disperato.
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15:19
by nopperabo
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Abbracciando il cavallo
La Bomba, il Denaro e l'Etere
La biblioteca di Babele
Metempsicosi
Non è nemmeno un emozione. È più una sensazione. Forse, si forse, qualcuno la chiamerebbe brevemente freddo. Altri direbbero che è una sorta di gelo esistenziale. Ma non è questo. Non è solo questo.
Il museo ebraico, al primo piano, ha 3 corridoi, i tre assi li chiamano. C’è l’asse dell’esilio, quello dello sterminio e quello del futuro. Sono disegnati sbilenchi, in una forma strana in modo che si incrocino tra loro. Nelle pareti grige si aprono delle finestre, degli oblò su scorci di vite passate. Le scarpe di un deportato, la foto del matrimonio di un esule, la macchina da scrivere di un aspirante scrittore fucilato in casa sua. Cose di questo tipo. Tu sali dentro questi corridoi grigi di taglio diagonale vagamente espressionista (a là Caligari, potrebbe dire qualcuno) e poi finisci fuori.
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Nove modi di finire (male)
Ploretari di tutti i paesi, unitevi.
Karl Marx e Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista
“Tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili; perché insomma, non t’avessero cacciato dal bel castello a pedate nel sedere per amore di madamdamigella Cunégonde, non fossi caduto nelle mani dellInquisizione, non avessi percorso l’America a piedi, non avessi dato un colpo di spada al barone, non avessi perduto tutte le pecore del buon paese di Eldorado, non saresti qui a mangiar cedro candito e pistacchi…”
“Ben detto” rispose Candide “ma dobbiamo coltivare il nostro orto”.
Voltaire, Candido
I was a Flower of the mountain yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.
James Joyce, Ulysses
Pietà. Pietà. Pietà.
Giuseppe Genna, Dies Irae
I don’t mean to suggest that I loved you the best,
I can’t keep track of each fallen robin.
I remember you well in the Chelsea Hotel,
that’s all, I don’t even think of you that often.
Leonard Cohen, Chelsea Hotel No.2
Si avvicinò ai merli per considerare un attimo la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.
Raymond Queneau, I fiori blu
Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella mia vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande chiarezza… nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno
Amen.
Giovanni, Apocalisse
Mi piacciono le canzoni con i finali tristi.
Dente, A me piace lei


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