Buongiorno, sera
E io ci provo ma non sono molto bravo.
Si, ecco, forse se ci arrivo pian piano mi spiego meglio.
Allora tutto comincia con la partita di calcio. Alla tele. Al bar sotto il campanile, proprio lì che da fuori sembra un posto raffinato e poi entri e ci trovi una nuvola di bestemmie e di calici di prosecco.
Quel posto. Tu sei lì. Le squadre sono in campo, allineate, pronte per il saluto. L’arbitro in mezzo. I vecchi schierati col solito modulo paina-pirlo-porcone. Un 4-4-2 classico. Parte l’azione e in un attimo il primo fallo. L’arbitro interviene. La decisione viene presa: è espulsione. Ma nel bar è esplosione: chi è daccordo e chi no, i due spalti confrontano le proprie idee: chi dice che l’arbitro merita la pena di morte e chi invece pensa che sarebbe meglio insidiarne la consorte a mo’ di vendetta. Nessuno mette in questione la norma che prevede l’intervento arbitrale in questo caso.
La norma è stata stabilita, come tutte le norme condivise, per regolare il corretto funzionamento del gioco. Per fare in modo che tutti abbiano le stesse possibilità, per tutelare alcuni – usiamo un termine che qui è abbastanza fuori luogo – diritti inalienabili. Sia il legislatore che la norma, in questo momento, non hanno volto. O meglio hanno come unico volto quello del giudice che applica la norma.
La questione è vecchia come il mondo: a bocce ferme siamo capaci di metterci attorno a un tavolo e scrivere norme e leggi, alcune anche molto belle. Ma se capita a un parente o a un amico di venire colpito dalla nostra lungimiranza allora chi si limita ad applicare la legge diventa colpevole (se non anche condizionato, connivente, sobillato, maligno o chissà cos’altro).
Ecco quindi torniamo in picchiata sul fatto reale [certo lo so, come introduzione non è gran che. Insomma il fatto è che l'argomento mi sta molto a cuore, eppure sembra sempre che non riesca a far capire il mio pensiero. E la cosa mi infastidisce parecchio.].
Le righe a firma Valerio Evangelisti per quanto poche puntano a due obiettivi: criticare la decisione di incriminare i due e raccogliere solidarietà a favore degli stessi.
Per quel che vale nessuna delle due posizioni mi trova positivo.
Criticare la decisione è certamente legittimo ma fatto in modo così leggero è chiaramente un atteggiamento partigiano. Non dico che sia ne giusto ne sbagliato, semplicemente mi riservo di trovarlo volutamente furbo o forse ingenuo. Non so.
Anche senza esprimere giudizio alcuno ne sull’accusato ne sull’inquirente, la convalida del fermo avviene solo dopo che il gip (o il gup, dipende dai casi) ritiene che l’accusa possa reggere in un procedimento.
Certo magari poi succede che in primo grado tutto il caso viene smontato, l’accusato liberato e magari gli inquirenti pure condannati a risarcimento danni (bhe quest’ultima parte non succede praticamente mai a meno di ricorsi dell’accusato).
Ad ogni modo, anche qui si può concordare o meno con la decisione, resta il fatto che questa è la norma e in quanto tale va rispettata.
Questo mi porta a chiedermi: esistono leggi ingiuste, fallaci o errate? Si, esistono, sono esistite ed esisteranno in futuro. L’impianto normativo a cui noi ci sottomenttiamo vivendo come cittadini di questo stato è in continua evoluzione. Quello che era giusto, normale e addirittura buono, un tempo oggi sarebbe un aberrazione. Ma non è solo il tempo, anche il livello culturale di un popolo modifica le sue leggi.
Se questo è il caso perchè non lo dici? (mi rivolgo all’Evangelisti). Perchè ti limiti a mettere in ridicolo le “prove” raccolte ben sapendo (o forse no?) che se fosse davvero così l’accusato sarebbe stato liberato nel tempo di un istanza? Forse manca fiducia nell’avvocato difensore? Ancora una volta, perchè non si dice questo?
Forse la mancanza di fiducia è più radicale, più profonda. Forse vedete il problema nel sistema stesso.
Certo. Può essere. Allora mi chiedo però, perchè aver scelto proprio questo caso in particolare per attaccare il sistema? Perchè non un imprenditore milanese accusato di inquinare le falde acquifere? O un immigrato slavo accusato di costringere alcune ragazzine tra i 13 e 16 anni a prostituirsi? O un prete inquisito per pedofilia?
Qualcosa mi sfugge.
Che sia nella parte relativa al raccogliere fondi?
Perchè raccogliere fondi per queste persone? Mi si dirà, per la situazione di disagio in cui versano le famiglie e i parenti. Ottimo, davvero lodevole. Solo una domanda (fastidiosa me ne rendo conto). Perchè per questo accusato e non per altri?
Forse mi troverete buonista. Populista. Giustizialista. Come volete. Dite un difetto e potete stare sicuri che faccia parte del mio parterre.
Però vorrei comunque chiudere con una piccola storia.
Una storia piccola coma la sua protagonista. Antonella. Eravamo ieri a cena e parlando delle bizze del tempo negli ultimi giorni siamo finiti a parlare delle giornate di Pasqua e Pasquetta. Antonella, fino a quel momento luminosa e sorridente, si è rabbuiata e a stento tratteneva le lacrime.
A Pasqua doveva andare dal figlio. Il figlio che non vedeva da 2 mesi, ma in qualche modo i 17 euro che dovevano portarla da lui (e ritorno) sono spariti.
Il figlio è stato dato in affido quando lei è stata arrestata la prima volta. La prima volta mi dice, ha cominciato a spacciare perchè suo marito spacciava. E siccome lui spacciava ma venne arrestato, lei doveva in qualche modo tirare a campare. E così, ha preso in mano l’attività di famiglia.
Non l’è andata molto bene. Forse era inesperta, fatto sta che l’hanno presa subito.
Una volta dentro ogni cosa è più difficile. Il figlio le viene portato via, si trasforma da spacciatrice a tossica. Quando esce la sua vita è praticamente finita.
Poi la storia continua con lei che entra ed esce fino a che non viene sistemata in una comunita e aiutata, e con tutta la forza che solo una madre può avere ne viene fuori. Solo per il figlio.
Antonella è, oggi, una donna meravigliosa. Eppure (o forse proprio perchè) è stata un tempo accusata, incarcerata, condannata. Quello che non è cambiato per lei è lo stato di estrema povertà in cui è sempre immersa. Dov’è la raccolta fondi in suo favore?
Parliamone
Cari lettori, volentieri diffondiamo quest’invito di Valerio Evangelisti.
Sebbene tutte le prove a carico si siano rivelate inconsistenti (a partire dal famoso “codice segreto” per evitare l’intercettazione delle e-mail, reperibile su vari siti Internet), Manolo Morlacchi e Costantino Virgili, arrestati il 18 gennaio nell’ambito della stagione di caccia al “brigatista presunto” iniziata il 10 giugno 2009, continuano a vagare di carcere in carcere. Attualmente sono detenuti in Calabria, a Siano, vero e proprio “magazzino” riservato a questa categoria di prigionieri. Forse è la tappa definitiva.
Il fatto è che la caduta delle prove materiali non annulla l’ipotesi associativa, consistente nella generica volontà di dar vita, un giorno o l’altro, a una riedizione delle Brigate Rosse, o a qualcosa di simile. Certo, non lo avevano ancora fatto, però avrebbero potuto farlo, col tempo.Soprattutto su Manolo gravano almeno due indizi pesanti come macigni: 1) è figlio di genitori brigatisti, e li ha dipinti con affetto in un libro autobiografico; 2) possedeva una copia di Stato e rivoluzione di Lenin, il che, secondo gli inquirenti, dimostra la sua natura di uomo cattivo e di potenziale terrorista.
[Qui mi autodenuncio: per molti anni ho posseduto addirittura i 45 volumi delle Opere complete di Lenin, prima di accorgermi che non sarei mai riuscito a leggere tutto quel malloppo e di regalarlo a un amico; il che dimostra che sono uomo cattivissimo e terroristissimo.]
Chi non sia convinto di questo quadro istruttorio assai traballante e voglia aiutare Manolo, Costantino e tutti gli altri incarcerati può farlo molto concretamente, con un versamento su conto corrente o un bonifico a favore di:Associazione Solidarietà Parenti e Amici
conto corrente postale
80152077Bonifici bancari nazionali (bban):
i-07601-12100-000080152077Bonifici bancari internazionali (iban):
it-94-i-07601-12100-000080152077Nella causale, scrivere:
“Per Manolo e Costantino” (se la donazione è per loro due)
“Inchiesta 10 giugno” (se è per tutti gli implicati nello stesso procedimento)
“Inchiesta 12 febbraio” (se è per gli altri brigatisti in pectore della cosiddetta “Operazione Tramonto”, condannati a 110 anni di prigione).Poi, per sgravarvi la coscienza, la prima volta che udite un vecchietto al bar che dice “Qui ci vorrebbero le Brigate Rosse” (mi è capitato pochi giorni fa), denunciatelo.
Intanto guardate in questo video il subdolo Manolo che, per distogliere i sospetti dalla sua passione per la clandestinità, presenta in pubblico il suo libro, con la ghigna feroce che lo contraddistingue.
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Remeber Domanin
E’ novembre, fa freddo, siamo in Conchetta, Manolo Morlacchi è libero e Vasco Brondi urla una lettera di Susanna Ronconi dal carcere speciale, il Diario minimo di un altro tempo. Giuseppe Genna declama La morte dell’uomo da un libro fuori catalogo e in prossima uscita, Assalto a un tempo devastato e vile, in suffragio di Primo Moroni, “anima di una Milano che non c’è più”, anima del Conchetta, poi si defila furtivo, nel cortile, a fumare. Lo segue Igino Domanin, filosofo dell’ipertesto, ricercatore teoretico, saggista, autore avant-pop, co-autore dell’italian lounge. Ha appena terminato sincro-voluttà, racconto allucinato porno-nichilista ambientato sul set di un locale hardcore del quartiere rosso di Amsterdam. Le mani tremanti durante la lettura.
http://www.vimeo.com/8619189
E’ novembre, fa freddo, siamo in Conchetta, io e Blumenfeld seguiamo il miserabile nel cortile, per conoscerlo e invitarlo alla rassegna. Fumiamo nervosamente e beviamo birra calda alla spina, il profluvio di parole con cui l’instancabile oratore intrattiene gli astanti dilata all’infinito l’attesa. Con la coda dell’occhio percepisco le orbite compiute come un corpo puntiforme da Igino Domanin, anche lui in cortile, anche lui con la sigaretta in bocca e la birra calda in mano, anche lui come noi, asociale in un centro sociale. Vorrei fermarlo, conoscerlo, complimentarmi con lui e discutere dell’ipertesto, dei rizomi, di Toni Negri e dell’immanentismo radicale. Che ne sarà del comunismo? Giuseppe Genna si svincola, noi lo seguiamo, lo fermiamo, ci presentiamo e presentiamo l’offerta, lui declina col sigillo “sono affranto, non mi muovo da Milano”. Igino Domanin è sparito, la velocità di fuga del suo corpo ha imposto alla sua traiettoria la divergenza dall’orbita, forse per un’altra birra, chi lo sa, forse no.
Volevo scrivere un post su Igino Domanin, filosofo dell’ipertesto, ricercatore teoretico, saggista, autore che non ho letto, autore che non ho conosciuto, ma su ciò di cui non si è riletto non si dovrebbe parlare e ciò che non si è conosciuto andrebbe riconosciuto.
E’ marzo, fa freddo, siamo a Provaglio, io ci riprovo. Giovedì diciotto, ore ventuno. Non mancate.


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