15 feb 2010
16:26

by Cattivo Maestro
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A domanda risponde
La Bomba, il Denaro e l'Etere

Solcati dal fulmin, siam noi l’avvenir

Caro Lev Blumenfeld,

il ripiegamento sull’epistola quale chiavistello letteraio volto all’elusione della noia del processo creativo mi è cara in tempi di colpevole stakanovismo precario, il tempo si riduce a quella parte di vita non del tutto alienata che va dalla fine di una giornata lavorativa all’inizio di un’altra e il weekend la periodica parentesi di pigrizia esistenziale dell’essere-risorsa. Qualcuno direbbe che non v’è separazione tra tempo di produzione e tempo libero ma non v’è tempo per il biopotere, vedere il tramonto è privilegio del sabato. Scusa il disturbo.
Hai parlato di verità, di rivoluzione e di panni sporchi mio caro Blumenfeld, accantoniamo quest’ultimi e occupiamoci dell’altro. Dici bene, i fenomeni sono complessi e le interpretazioni molteplici, la verità, una. Oppure sei miliardi, ma non è questo il punto, capisco ciò a cui alludi, aiutami a capirmi. La verità così come la intendo io afferma che la verità non basta, l’uomo è fatto per agire, non per filosofare. L’isolamento di un fatto e la sua collocazione nell’ambito di uno schema più generale è di vitale importanza tanto quanto la sua manifestazione modulata secondo gli arcobaleni dell’universo dell’esprimibile o la sua allusione allorquando inespressa, ma di analisi è pieno il mondo, sono le sintesi, più o meno organiche, che mancano. Il sogno di essere padroni assoluti delle nostre esistenze ha avuto fine quando ci siamo resi conto di essere divenuti gli ingranaggi della macchina burocratica, e che i nostri pensieri, i nostri sentimenti e i nostri gusti sono manipolati dai governi, dall’industria e dai mezzi di comunicazione di massa possieduti dagli uni e dall’altra (o dallo stesso). Viviamo secondo un sistema impersonale che regola matematicamente i rapporti di produzione e dunque di potere dell’uomo sull’uomo, ragionare entro questo sistema e dunque assumere il profitto quale funzione obiettivo da massimizzare, significa legittimare ogni corso che il sistema, autoproducendosi, persegue, come la scelta imprenditorialmente “vera” di Marchionne di chiudere lo stabilimento di termini imerese. Uscire da questo schema significa proporne uno nuovo, non di sola critica può vivere la critica, e opporsi al sistema significa avere una teoria e una prassi di molarizzazione del processo di ricostruzione molecolare, occorre avere una verità e occorre trovare il modo di assumere il controllo della sua produzione. Abbiamo bisogno di una nuova religione materiale del senso, un monoteismo della ragione e del cuore, un politeismo dell’immaginazione e dell’arte, ripartendo, perchè no, da una concezione surreale della realtà, per ambire, come risolveva Breton, a una trasformazione tanto del mondo (Marx) quanto della vita (Rimbaud), sciogliendo finalmente l’opposizione tra il desiderio di sognare di Lenin e la necessità di agire di Goethe. E’ giunto dunque il tempo di proclamare a una più nobile umanità la libertà dello spirito e di non mostrare più indulgenze per le lacrimose lamentazioni degli uomini sulle perdute catene.
Principio e fine di ogni filosofia, sia la libertà.
Solcati dal fulmin, siam noi l’avvenir.
Questa è una prima verità.

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31 dic 2009
12:25

by Lev Blumenfeld
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La biblioteca di Babele

Nove modi di finire (male)

Ploretari di tutti i paesi, unitevi.
Karl Marx e Friedrich Engels, Manifesto del partito comunista

“Tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili; perché insomma, non t’avessero cacciato dal bel castello a pedate nel sedere per amore di madamdamigella Cunégonde, non fossi caduto nelle mani dellInquisizione, non avessi percorso l’America a piedi, non avessi dato un colpo di spada al barone, non avessi perduto tutte le pecore del buon paese di Eldorado, non saresti qui a mangiar cedro candito e pistacchi…”
“Ben detto” rispose Candide “ma dobbiamo coltivare il nostro orto”.
Voltaire, Candido

I was a Flower of the mountain yes when I put the rose in my hair like the Andalusian girls used or shall I wear a red yes and how he kissed me under the Moorish wall and I thought well as well him as another and then I asked him with my eyes to ask again yes and then he asked me would I yes to say yes my mountain flower and first I put my arms around him yes and drew him down to me so he could feel my breasts all perfume yes and his heart was going like mad and yes I said yes I will Yes.
James Joyce, Ulysses

Pietà. Pietà. Pietà.
Giuseppe Genna, Dies Irae

I don’t mean to suggest that I loved you the best,
I can’t keep track of each fallen robin.
I remember you well in the Chelsea Hotel,
that’s all, I don’t even think of you that often.
Leonard Cohen, Chelsea Hotel No.2

Si avvicinò ai merli per considerare un attimo la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua e là piccoli fiori blu stavano già sbocciando.
Raymond Queneau, I fiori blu

Naturalmente io non sono un ingenuo e scuso il dottore di vedere nella mia vita stessa una manifestazione di malattia. La vita somiglia un poco alla malattia come procede per crisi e lisi ed ha i giornalieri miglioramenti e peggioramenti. A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Sarebbe come voler turare i buchi che abbiamo nel corpo credendoli delle ferite. Morremmo strangolati non appena curati.
La vita attuale è inquinata alle radici. L’uomo s’è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l’aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V’è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande chiarezza… nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c’era altra possibile vita fuori dell’emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s’interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s’ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l’ordigno non ha più alcuna relazione con l’arto. Ed è l’ordigno che crea la malattia con l’abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po’ più ammalato, ruberà tale esplosivo e s’arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un’esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie.
Italo Svevo, La coscienza di Zeno

Amen.
Giovanni, Apocalisse

Mi piacciono le canzoni con i finali tristi.
Dente, A me piace lei

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Manifesto Natatorio

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Per un meridiano manifesto natatorio da giovane
(ovvero un sotto-titolo, dieci nove proposizioni e un’esortazione)

Dimostrazione ad absurdum di come l’intento fiorisca dall’esito.
  1. Nuoto nel pomeriggio è un’organizzazione gerarchica di significanti magnetici che lotta contro la forza di gravità.
  2. Nuoto nel pomeriggio promuove le sfumature, sfugge a una visione dicotomica della realtà, intesa come opposto del possibile, e si colora di bianco e di nero e del grigio mare che sta nel mezzo.
  3. Nuoto nel pomeriggio frequenta il Vicolo Cieco, la Menzogna e la Morte, ma guarda alle stelle.
  4. Nuoto nel pomeriggio difende le api, la solidarietà e Alvaro Recoba.
  5. Nuoto nel pomeriggio gioca così come si lotta, fuori tempo massimo.
  6. Su ciò di cui non si può parlare, Nuoto nel pomeriggio allude. Dire è problematico e ontologicamente risolutivo. Si allude a un mistero magenta.
  7. Nuoto nel pomeriggio vive di chiari di luna e odia i nazisti dell’Illinois.
  8. Nuoto nel pomeriggio è estetica che inciampa nell’etica e abbraccia i cavalli
  9. Nuoto nel pomeriggio è una repubblica neosensibilista fondata sul cazzeggio inutile e seriale.
  10. Nuoto nel pomeriggio è presunzione, di cui spera di essere all’altezza.
Offritegli occhi, cuore e orecchie. Siate opportuni. Di Nuoto nel pomeriggio non rimarrà nemmeno la polvere.

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